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Perché
pratico un’arte marziale? E’ una domanda che spesso i praticanti
di lungo corso di una disciplina orientale non si pongono, che addirittura
può non venire mai in mente nel corso di una vita, sviluppo naturale
d’una scelta iniziale che si fa via via abitudine.
E anche qualora si tentasse
di offrire una risposta, la più semplice potrebbe essere: “Perché
mi piace?”
Lampante.
Dunque proviamo a porre
la questione diversamente e modifichiamo il quesito.
Cosa cerco nello stile
marziale che pratico?
Qui le possibilità di
risposta si moltiplicano e si complicano notevolmente.
Abilità qualora ci occorresse
difenderci, conseguimento e mantenimento della forma fisica, ricerca
in ambiti preventivi – terapeutici nel colmare gli squilibri della
vita moderna, con particolare riferimento alla sedentarietà, valvola
di sfogo dell’aggressività che i nostri tempi inevitabilmente stimolano
in condizioni di perenne stress.
Tutti motivi immediati
e più che fondati, ma che non distinguono una pratica marziale da
qualunque altra forma di movimento fisico o sportivo.
La definizione “Arte
Marziale” ha, oltre al normale livello denotativo, un significato
connotativo ampio e profondo, che vale la pena di analizzare, seppur
parzialmente.
Innanzitutto l’Arte,
definita da uno dei più importanti dizionari della lingua italiana
come “Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione
del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.”
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